Nel centrosinistra per tutta la giornata i social sono terreno di guerra. A dare il via è Fratoianni: “L’agenda Draghi? Non esiste. Povero Calenda, deve correre in cartoleria a comprarsene un’altra”. Calenda risponde: “A queste condizioni, per quanto ci concerne non c’è spazio per Verdi e Sinistra italiana nella coalizione”. Tanto che il deputato Pd Matteo Orfini ironizza: “Serve un hacker che mandi in down Twitter, così riusciamo a completare la coalizione”.

 

 

Pure Bruno Tabacci prova a calmare gli animi: “Mi permetto di suggerire a tutti coloro che non vogliono regalare il Paese alla destra di smetterla con critiche, fatwe e attacchi reciproci”. E anche Franceschini ci prova: “Carlo Calenda e Nicola Fratoianni fermatevi!”.  Eppure, al di là delle parole grosse, finora ogni decisione ufficiale è andata nella direzione di un campo “plurale” che sfidi Fdi, Lega e FI (tenendo fuori M5s e Iv). Dopo l’intesa siglata nei giorni scorsi fra Pd e Azione con +Europa, in queste ore è arrivato il via libera dei Verdi, mentre si attende la decisione della base di Sinistra italiana. Tra i malumori, ci sono anche quelli di Luigi Di Maio: Calenda “sta solo disgregando la coalizione prima ancora che si formi, non accetteremo altri attacchi nella coalizione”.

 

Nel centrodestra, Giorgia Meloni esce allo scoperto e, in un’intervista a Fox News, dice: “Potrei essere la prima donna a guidare il governo nella storia d’Italia. Sarebbe per me un grande onore”. E anche Matteo Salvini, parlando da Lampedusa, ricorda la regola sulla premiership: “La mia ambizione è che, nel centrodestra che vincerà, la Lega abbia un voto in più”, in quel caso “sarò premier”. Salvini, poi, sui flussi lancia l’idea di un commissario straordinario (“Un Figliuolo o un Bertolaso”). Sul fronte degli sbarchi, la leader di FdI sottolinea che “si deve affrontare a monte, con quello che abbiamo sempre chiamato blocco navale”.

 

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