La notte del 21 giugno dello scorso anno Kassen venne arrestato il 5 luglio dopo essersi costituito al Brennero sapendo di un mandato di arresto internazionale chiesto dalla Procura di Brescia. Dopo un breve periodo in carcere, finì ai domiciliari a Modena con il divieto di lasciare l’Italia, condizione nella quale ha affrontato tutto il processo di primo grado. In tribunale a Brescia sia lui che Teismann hanno sempre sostenuto di non essersi accorti di aver travolto il gozzo su cui erano fermi Umberto e Greta, versione accolta anche nelle motivazioni della condanna, in cui però viene contestata loro una condizione alcolica precaria e la non osservanza degli obblighi durante la navigazione.

 

Sono stati condannati per omicidio colposo, mentre il giudice li ha assolti dalle accuse di naufragio e di omissione di soccorso. Davanti alla morte di un figlio non riesco comunque a perdonare. Io sono morto dentro”, ha detto Enzo Garzarella, il padre di Umberto. “Mi ha sempre dato fastidio il loro atteggiamento perché secondo me non hanno mai detto la verità su come sono andate realmente le cose. Mio figlio comunque non tornerà mai più indietro”. Le due famiglie delle vittime non si erano costituite parte civile nel processo dopo aver ricevuto il risarcimento da parte dell’assicurazione dei due imputati.

 

Per il giudice di primo grado “Kassen, in stato di ebbrezza ed affaticato dalla giornata, ha navigato ad una velocità pari al quadruplo di quella consentita dalla legge regionale, limite di velocità che peraltro neppure conosceva, ed inoltre, senza svolgere adeguato servizio di vedetta, ha impattato sul gozzo delle persone offese”. Mentre Teismann, dal canto suo, “consapevole dello stato di ebrezza e di stanchezza del coimputato, anch’egli ignorando i limiti di velocità lacustri, ha affidato la conduzione del mezzo all’amico e poi si è addormentato o comunque si è assopito e quindi non ha vigilato nel corso della navigazione”, si legge nelle motivazioni della sentenza.

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