Con Si-Verdi “un patto per la Costituzione” – E’ una strada fatta di tornanti e salite, ma “necessaria” spiega Letta, perché la legge elettorale impone le alleanze: è l’unico modo per provare a vincere”. Ci sono anche distinzioni non solo semantiche: quello con Azione è “un patto di governo”, spiega il segretario del Pd, quello con i Verdi e Sinistra italiana “non lo è”, è “un patto per la Costituzione”, per cercare di sventare il rischio che la destra unita possa conquistare “i 2/3 del Parlamento. Perché a quel punto – sottolinea – Salvini e Meloni potrebbero da soli stravolgere la Carta”.

 

“Chiusa la partita più complicata” – Il risultato fa un po’ l’effetto del quadro cubista. D’altronde, “la legge elettorale non prevede l’indicazione del premier né un programma elettorale prima”, ricordano dal Pd. Per Letta è “stata chiusa la partita più complicata”, quella delle alleanze. Ma ancora manca il sigillo definitivo di Carlo Calenda, che adesso è ufficialmente chiamato a una corsa in parallelo con Si-Verdi e Di Maio.

 

“Volontà di andare avanti nell’intesa con Azione” – Dal Nazareno c’è “la volontà di andare avanti nell’intesa con Azione”. D’altronde con Calenda c’è un feeling maggiore se si guarda all’esperienza Draghi, a cui Verdi e Si si sono invece sempre opposti. Ma con loro, sottolinea Letta, il Pd ha fatto “un grande lavoro sulla sostenibilità ambientale e sociale”.

 

Fratoianni e Bonelli, spiragli di dialogo con Calenda – Anche Fratoianni smorza le distanze: “Le differenze non devono diventare un ostacolo alla convergenza. Siamo in campagna per impedire alla destra peggiore di avere la meglio”. Mentre Bonelli prova ad aprire uno spiraglio di dialogo con Calenda, invitandolo a bere un tè: “Magari ribadendo le differenze, ma dialogare fa sempre bene”.

 

Restano fuori da ogni accordo i 5 Stelle – Restano fuori da ogni accordo i 5 Stelle, “colpevoli” di aver fatto cadere il governo: il Pd e Azione non li vogliono, malgrado le spinte di Sinistra italiana per coinvolgerli.

 

La divisione degli uninominali – Che la situazione sia articolata lo conferma anche la divisione degli uninominali: il 70% dei seggi spettanti all’accoppiata Pd-Azione andrà al Pd e il 30% ad Azione. Il 20% dei seggi spettanti all’accoppiata fra Pd e Si-Verdi andrà a Si-Verdi e l’80% al Pd. Con Di Maio il rapporto è: 92% a 8%. In base ai primi calcoli delle segreterie il risultato della orientativo della ripartizione dovrebbe essere: 59% Pd, 24% Azione e 13% Si-Verdi e 4% Di Maio. Sempre in tema seggi, ancora non è chiaro se Di Maio e Tabacci abbiano accolto l’invito a candidarsi nelle liste proporzionali del Pd: “Il ragionamento è in corso”, spiega Letta.

 

Rottura definitiva fra Pd e Renzi – Oltre a quella con il M5s, la giornata segna la rottura definitiva anche fra Pd e Renzi. “Non stupisce che praticamente la totalità degli elettori e dei militanti del Pd abbia maturato un giudizio durissimo, senza appello, su di lui e sulla sua parabola politica”, dicono dal Nazareno commentando un’intervista del leader di Azione a Il Corriere. “Noi facciamo politica – è la risposta di Iv – e non viviamo di rancori personali: pensiamo che la strategia di Letta sia un regalo alla Meloni”.

Tajani: “Da Letta un fritto misto che non dà prospettive” – Dal centrodestra dure critiche alle alleanze siglate dai dem. Come possano stare insieme Calenda e Fratoianni, Bonino e Bonelli “è un mistero doloroso per la sinistra perché non riescono a trovare un accordo politico e trovano” solo “un accordo sulla spartizione delle candidature che temono non si trasformeranno in seggi in Parlamento”, afferma il vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani, ospite del Tg4. Negli accordi che sta siglando Letta, ha proseguito, si notano “la litigiosità” e “tutte le contraddizioni tra i diversi programmi, un fritto misto che non dà una prospettiva al Paese”.

 

Meloni: “Accordo per salvare la Costituzione? No, per le poltrone” – E via Twitter rincara la dose Giorgia Meloni. “Un accordo senza alcuna visione comune non è un accordo per governare 5 anni una Nazione. ‘Per salvare la Costituzione’ dicono, a me sembra solo per garantirsi le poltrone. Non fatevi fregare”, scrive la leader di Fratelli d’Italia. Per il segretario della Lega, Matteo Salvini, il centrosinistra “è ignorante e non rispetta il popolo italiano. La Costituzione dice che la sovranità appartiene al popolo. Il popolo quando vota ha sempre ragione”.

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