Oltre al previsto aumento di 75 punti, la Fed si è mostrata determinata a inasprire le condizioni monetarie a un ritmo ancora più rapido e prevede di mantenere i tassi a un livello restrittivo più a lungo. I messaggi piuttosto aggressivi dei “dots” dei membri del Fomc e della conferenza stampa di Powell miravano a dissipare la percezione del mercato secondo cui la Fed potrebbe rinunciare a mantenere i tassi alti a lungo per timori di recessione. La banca centrale invece riconosce che l’elevata probabilità di un atterraggio duro, anche con una recessione, è il male minore rispetto al radicamento dell’inflazione nelle aspettative, mentre un’azione ritardata sarebbe alla fine molto più dolorosa.

VERSO UN AUMENTO ANCHE NEL 2023
È l’analisi di Generali Investments firmata dal Senior Economist Paolo Zanghieri, secondo cui la Fed punta ad aumentare i tassi di altri 125 punti entro dicembre, anche se Powell ha evidenziato che c’è un numero significativo di membri del Fomc che si accontenterebbe di “soli” 100. Inoltre il 2023 vedrebbe un ulteriore aumento di 25 punti anziché il taglio di quasi 50 prezzato dal mercato prima della riunione del 21 settembre, mentre tagli ai tassi saranno considerati solo nel 2024. Entro fine 2025 il costo del denaro dovrebbe essere circa 40 punti sopra il tasso neutrale, nonostante l’evidente rischio per la crescita di un periodo così prolungato di politica monetaria restrittiva.

CRESCITA USA SOTTO IL TREND FINO AL 2025
La crescita dell’economia USA rimarrà infatti sotto il trend almeno fino al 2025 e la disoccupazione dovrebbe aumentare di 0,7 punti in un paio d’anni. Due condizioni secondo Zanghieri necessarie per riportare l’inflazione al 2%, uno scenario che comunque non si presenterà prima del 2025 nelle proiezioni dello stesso Fomc, secondo cui l’inflazione sarà più persistente rispetto a quanto previsto a giugno. Ora che i tassi ufficiali sono entrati in territorio restrittivo, Powell ha affermato che il Fomc desidera vedere tassi reali positivi per un periodo prolungato.

LA FED NON HA PAURA DI STRINGERE TROPPO
L’esperto di Generali Investments osserva che condizioni finanziarie più restrittive richiedono diversi mesi per incidere pienamente sull’economia, e quindi è difficile stabilire una sequenza chiara delle prossime mosse monetarie, anche se le indicazioni non lasciano molti dubbi. La Fed chiaramente non ha ancora paura di stringere troppo, ma Powell si è concentrato molto sui rischi che una politica restrittiva rappresenta per il mercato del lavoro e ha ribadito che è possibile evitare licenziamenti considerevoli.

PIÙ DIFFICILE EVITARE UN ATTERRAGGIO DURO
Secondo Zanghieri due fattori dovrebbero aiutare: le aspettative di inflazione sostanzialmente ancorate e l’attenuarsi dei grandi shock negativi dell’offerta che hanno colpito l’economia dal 2020. Powell è apparso comunque molto meno fiducioso sulla possibilità di evitare un atterraggio duro e, anche senza citare la recessione, affermato che esiste una probabilità “molto alta” che la crescita rimanga sotto il trend per un periodo sostanziale.

SACRIFICI NECESSARI CONTRO L’INFLAZIONE
Ha anche ammonito che non ci sono modi indolori per combattere un’inflazione elevata e persistente e che i sacrifici sono necessari. Solo con prove molto convincenti che l’inflazione si sta dirigendo costantemente verso l’obiettivo, la Fed inizierà ad allentare la politica. Secondo Generali Investments, la decelerazione globale dell’economia si rivelerà una sfida molto dura per la determinazione della Fed di spingere i tassi a livelli mai visti dalla metà del 2000 e mantenerli lì per almeno un anno.

IL MERCATO NON L’HA PRESA BENE
L’ulteriore svolta da falco della banca centrale guidata da Jay Powell, osserva Zanghieri in conclusione, è stata non sorprendentemente accolta male dai mercati, con l’S&P in calo dell’1,7% e il rendimento dei Treasury a 2 anni salito al 4,1%, il livello più alto degli ultimi 15 anni.

Contenuto a cura di Financialounge.com

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